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8 Novembre

8 novembre 2018  12:03 ANSACOM

Gaudio (Sapienza), tecnologia cambia paradigma lavoro medico

Alla convention Fiaso, miglioreranno le cure

ROMA – La combinazione di nuove tecnologie e nuove esigenze della popolazione deve portare a un ‘cambio di paradigma’ nel lavoro dei medici e delle aziende sanitarie. Lo ha affermato il rettore dell’Università Sapienza di Roma durante una sessione della Convention Fiaso in corso a Roma.

A disposizione dei medici, ha spiegato Gaudio, ci sono strumenti come i big data, l’intelligenza artificiale, la genomica che permette di definire le malattie sulla base delle caratteristiche molecolari, oltre alle nuove tecnologie che permettono un monitoraggio dei sintomi da parte dello stesso paziente. “È quindi giunta l’ora per i medici di cambiare paradigma, di adottare quella che potremmo chiamare ‘network medicine’, che mette insieme tutti i dati per avere le definizioni personalizzate di ogni singola malattia – ha spiegato l’esperto – è già presente in parte nella pratica attuale, ma il sistema deve tenerne conto, altrimenti avremo un sistema obsoleto tra dieci anni. La cura deve essere personalizzata e rispettosa dello stile di vita. La sanità diventerà più semplice, migliore e a misura di paziente”.

Le sfide per la medicina, ha sottolineato il sociologo Domenico De Masi, sono quelle che dovrà affrontare tutto il mondo lavorativo. Uno degli aspetti di cui tenere conto è quello demografico. “Si diventerà 8 miliardi nel 2030 – ha spiegato -, saranno otto milioni di bocche ma anche di cervelli più istruiti e interconnessi. Gli anziani saranno in teoria 910 milioni, ma per la definizione di anziano bisogna stare attenti. La maggior parte delle persone diventa ‘vecchia’ negli ultimi 2 anni della vita, quando si spende per farmaci una cifra analoga a tutta la vita precedente”.

 

 

8 novembre 2018 14:40 ANSACOM

Sanità: Ordini medici, mancato rinnovo contratto lede dignità

Trattative ferme, servono risposte dalla legge di stabilità 

ROMA, 08 NOV – Il mancato rinnovo del contratto di lavoro dei medici è “una spia molto grave del sistema, un segno del mancato rispetto della dignità professionale che meritano”. Lo ha affermato Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini (Fnomceo) durante una sessione della convention della Fiaso.
Proprio per il contratto i medici sono già scesi in piazza, e hanno in programma uno sciopero il prossimo 23 novembre. “Abbiamo sì raggiunto gli equilibri finanziari in sanità – ha aggiunto Anelli – ma questo ha un prezzo molto alto, soprattutto in termini di carenza dei medici ma non solo. Il fatto che non ci sia stato il rinnovo del contratto in dieci anni vuole dire non avere rispetto della dignità professionale che i professionisti meritano”.
La trattativa è ferma, ha confermato Gianfranco Rucco, direttore generale del servizio di contrattazione dell’Aran, per “alcuni nodi politici con ricadute economiche”, come il riconoscimento di alcune indennità. “Le risposte devono venire dalla legge di Stabilità – ha affermato Anelli – ma al momento non sono soddisfacenti”.
Anche per gli infermieri, ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli Ordini (Fnopi), ci sono delle criticità. “Finora le forme contrattuali non hanno valorizzato la professione – ha affermato -. Poi a peggiorare la carenza che già abbiamo c’è all’orizzonte il tema della ‘quota 100’, considerando l’età media degli infermieri 39mila potrebbero lasciare il servizio nei prossimi anni”.

 

 

ANSACOM

Sanità: Botti, sistema ticket inadeguato e va rivisto

Aceti (Tdm), costi e liste attesa allontanano da sanità pubblica

ROMA, 08 NOV – “Urge rivedere il sistema delle compartecipazioni alla spesa sanitaria e quello delle esenzioni: abbiamo un sistema vecchio di 20 anni, completamente non adatto ai nuovi bisogni ed esigenze della popolazione”. A dirlo è Renato Botti, direttore generale Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, intervenendo alla tavola rotonda ‘Qualità, accesso alle cure e diritti dei cittadini’, nel corso della Convention del Management della sanità organizzata dalla Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
“Abbiamo un ticket fisso su specialistica che non tiene in conto del valore della prestazione. E l’unica prestazioni che non paga il ticket – ha chiarito nel suo intervento Botti, già capo della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute – è il ricovero in ospedale, mentre parliamo da anni della necessità di deospedalizzare la gestione dei malati. Questo meccanismo genera il continuo aumento del ricorso al privato calmierato”.
Una necessità di revisione della compartecipazione alla spesa per cui da tempo si batte anche il Tribunale dei Diritti del Malato – Cittadinanzattiva. “L’accessibilità ai servizi – ha spiegato il coordinatore nazionale Tonino Aceti – è la prima lamentale che i cittadini ci rivolgono ed è compromessa dal mix di lunghe liste d’attesa e alti costi delle prestazioni. Costi dovuti ai ticket che in alcune prestazioni hanno raggiunto prezzi maggiori che nel privato”.

 

 

ANSACOM

Sanità: Aceti (Tdm), problema risorse spesso anteposto a cure

450 mln dei Fondi farmaci innovativi saranno utilizzati per altro

ROMA – “Troppo spesso il problema delle risorse è venuto prima di quello dell’accesso alle cure e il caso dei fondi per i farmaci innovativi che non sono stati spesi ne è un esempio. Speriamo si possa presto invertire questa tendenza”. E’ quanto afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei Diritti del Malato Cittadinanzattiva, intervenendo alla tavola rotonda ‘Qualità, accesso alle cure e diritti dei cittadini’, nel corso della Convention organizzata dalla Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
Per il 2017 erano stati stanziati in legge di bilancio due fondi: uno per i farmaci innovativi come gli antivirali contro l’epatite C e un altro per gli oncologici innovativi. Ma 450 milioni di euro di questi fondi non sono stati spesi. “I pazienti che hanno bisogno di farmaci innovativi – precisa Aceti – non mancano quindi questo indica un problema di accesso ed è la dimostrazione di quanto le politiche economiche prevalgano sull’accesso alle cure. I 450 milioni sono rimasti infatti nelle disponibilità delle regioni e adesso verranno ridistribuiti, ma non necessariamente a quello scopo. L’economia ha prevalso sulla garanzia dell’accesso alle cure”.
C’è poi il problema non solo di accedere alle cure ma anche di sapere come fare a farlo. “Secondo le segnalazioni che i cittadini fanno alle 330 sedi del Tribunale dirti del malato – sottolinea – non c’è informazione su come accedere ai servizi.
Nel momento in cui ci si preoccupa di fare riforme nessuno si preoccupa di trasferire ai cittadini la riforma svolta. Ad esempio ci sono realtà in cui il paziente viene inserito in un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta), ma non gli viene comunicato”. Il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe invece, conclude, “oltre che produrre servizi, informare su come renderli accessibili”. (ANSA).

 

 

ANSACOM

Liste attesa bloccate in 2 casi su 10, denuncia Altroconsumo

De Lorenzo (Favo), un malato di tumore su 4 muore in reparto

ROMA – In 2 casi su 10 le liste d’attesa per le prestazioni sono inaccessibili, ovvero non lunghe ma del tutto bloccate. E’ quanto denunciato dall’associazione Altroconsumo durante la tavola rotonda ‘Qualità, accesso alle cure e diritti dei cittadini’, ospitata alla Convention del Management della sanità organizzata dalla Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
“Si parla molto di lunghe liste d’attesa – precisa Franca Braga, vice segretario di Altroconsumo – ma si parla poco di liste d’attesa del tutto bloccate, ovvero di prenotazioni di fatto inaccessibili”. Per approfondire il problema l’associazione ha realizzato un’indagine pubblicata pochi mesi fa e condotta su 72 strutture in 5 diverse città. “Quando abbiamo voluto prenotare prestazioni specifiche in specifiche strutture, nel 20% dei casi ci siamo sentiti dire da che l’agenda era ‘chiusa’. Questa è una pratica illegale, oltre che profondamente scorretta e non appare nei monitoraggi delle liste d’attesa”. Spesso, in particolare, conclude, “sono bloccate alcune prestazioni specifiche, come l’ecografia dell’addome e la visita oculistica”.
Il problema di accesso alle cure riguarda anche i malati oncologici. “In molte Regioni – spiega Francesco de Lorenzo, presidente della Federazione delle Associazioni di volontariato in Oncologia (Favo) – l’accesso ai farmaci innovativi avviene a distanza di mesi se non anni rispetto ad altri è questa è una grande iniquità”. E le disuguaglianze non risparmiano l’accesso alle cure palliative, pur avendo l’Italia una delle migliori legge in materia. “Ogni anno – precisa De Lorenzo – secondo i nostri dati – oltre 44.000 malati di cancro muoiono nei reparti per acuti perché mancano i posti in hospice o non ci sono le possibilità di assisterli a domicilio, circa uno su 4”.

 

 

8 novembre 201811:05 ANSACOM

Cresce il numero dei farmaci sperimentati in Italia

Più di 6mila sperimentazioni ospedaliere tra 2013 e 2015

ROMA, 8 NOV – Cresce il numero dei farmaci sperimentati in Italia. Dal 2013 al 2015 sono stati oltre 13mila gli studi e in questo stesso periodo gli ospedali pubblici italiani hanno aperto le porte a 6.332 sperimentazioni di nuovi medicinali (di cui 1.923 no profit). E’ questo un trend in crescita: nel triennio 2000-2002 l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ne aveva autorizzate 1.722. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali (realizzato in collaborazione con Farmindustria e l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica di Roma), presentato a Roma nel corso della prima Convention del management sanitario promossa dalla stessa Federazione.
Le sperimentazioni cliniche di farmaci autorizzate dall’Aifa nel 2017 rappresentano il 18% di quelle che hanno avuto il via libera nell’area Ue. Nel triennio 2013-15 l’indagine Fiaso conta inoltre 507 studi su dispositivi medici, 2.865 altre sperimentazioni e 3.596 studi osservazionali (che studiano le cause delle malattie ricercando la relazione tra i fattori di esposizione e le malattie stesse). In totale si tratta di 13.300 studi, con una media di oltre 100 per ciascuna azienda ospedaliera, universitaria ed Irccs delle 42 prese in esame.
Le sperimentazioni, per ciascuna azienda sanitaria analizzata, hanno generato nel triennio 4 milioni di finanziamenti privati e 5,5 milioni di finanziamenti pubblici.
Si tratta di dati, spiega il presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana, che “testimoniano la buone performance organizzative delle nostre aziende sanitarie e la sensibilità del management sulla necessità di implementare la ricerca, nonostante persistano ancora difficoltà legate a procedure burocratiche farraginose ed a tempi non sempre brevi di risposta da parte dei Comitati etici”.

 

 

ANSACOM

Tumori : 2 su 3 sopravvivono dopo 5 anni grazie a ricerca

In convegno Fiaso ‘foto’ sviluppo sanitario grazie a innovazione

ROMA – Quali sono gli effetti dell’innovazione tecnologica in sanità? A fare una fotografia dell’evoluzione avuta grazie alla ricerca è, nella Convention Fiaso in corso a Roma, Carlo Nicora, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Oggi 2 persone su 3 alle quali viene diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni: trenta anni fa non arrivavano a 1 su 3 (l’83% dei casi si deve a nuovi farmaci) – spiega – Le persone che vivono con una diagnosi di tumore sono aumentate di 650mila unità in 7 anni, oltre 90mila all’anno. Oggi l’Hiv è diventata una patologia cronica: un ventenne al quale viene diagnosticato ha un’aspettativa di vita di 70 anni”. “L’epatite C è curabile, la mortalità delle malattie cardiovascolari è inferiore del 30% in 10 anni”.
Nicora ha anche sottolineato come “nel 2020 saranno 5 miliardi le persone che avranno accesso a internet, ma il biennio 2018-2019 porterà la nuova banda larga in aree prive di infrastrutture, come l’Asia e l’Africa. Quando questo arriva nelle politiche della salute determina non un cambiamento marginale ma radicale”. Per Stefano Forti (Fondazione Bruno Kessler-Trentino salute 4.0), “rispetto al passato il paziente è sempre più generatore di dati sanitari. Nel prossimo futuro i dati generati dal cittadino supereranno quelli generati nei setting ospedalieri. Questo mette in atto un meccanismo che in passato non c’era. E’ uno spazio che il cittadino si sta prendendo e si prenderà”.

 

 

ANSAcom

Boggetti , scettico su timori over-diagnosi ministero Salute

Il presidente di Assobiomedica: “Convinto del contrario”

ROMA – “Sono scettico quando si affronta la problematica dell’over-diagnosi dicendo che l’obiettivo di questo ministero è quello di spiegare ai pazienti a non esagerare a curarsi. Noi siamo esattamente convinti del contrario: la medicina del futuro è basata sulla prevenzione e sull’individualità delle cure”. Lo ha detto il presidente di Assobiomedica, Massimiliano Boggetti , durante la Convention Fiaso in corso a Roma. “Bisogna stare attenti a non parlare dell’over-diagnosi come di un problema. Un test negativo non è un costo per la salute.
Quando è in un percorso che il medico utilizza per identificare bene una patologia è un risparmio. Curare è il vero costo, non la prevenzione”. Boggetti durante il suo intervento in uno dei convegni organizzati al Palazzo dei Congressi ha sottolineato come “sarebbe opportuno che il ministero della Salute” possa affrontare “in maniera seria” la questione “dei dispositivi self-testing”, cioè di quegli apparecchi che permettono autonomamente al paziente le misurazioni di alcuni valori sanitari. Il presidente di Assobiomedica ha sottolineato come questi “non siano considerati dispositivi medici”, ma che il loro “processo” è da “governare bene”. “In alcuni Paesi avanzati come gli Usa, i test genetici per l’identificazione della predisposizione hanno avuto una larga diffusione e in alcuni casi hanno ingenerato falsi allarmi e quindi anche dei costi aggiuntivi. Bisogna fare in modo che venga comunicato correttamente al cittadino cosa fare e cosa non fare”.

 

 

8 novembre 2018 11:06 ANSACOM

Servono supporto amministrativo e fund raising per Ricerca

Studio Fiaso fotografa le aspettative dei ricercatori italiani

ROMA, 8 NOV – Tempi troppo lunghi per le stipule dei contratti di ricerca e la mancanza di supporto amministrativo e di fund raising. Queste sono le maggiori preoccupazioni dei ricercatori italiani in uno studio realizzato da Fiaso in collaborazione con Farmindustria e l’Altems (l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica di Roma), presentato a Roma nel corso della prima Convention del management sanitario che è stata promossa dalla stessa Federazione.
Il 53% degli sperimentatori lamenta procedure e tempi di stipula per contratti e delibere troppo lunghi, mentre sempre tra i fattori che ostacolano l’attività di sperimentazione, il 67% indica l’assenza di un adeguato supporto amministrativo e il 58% la mancanza di personale dedicato al fund raising. Stessa percentuale per le difficoltà di reclutamento di Data manager e personale dedicato alla ricerca, mentre per il 43% un altro ostacolo è rappresentato dall’inadeguatezza delle dotazioni infrastrutturali. Tra i fattori facilitanti invece l’89% indica la presenza di ricercatori competenti, infrastrutture e funzioni dedicate (93%).
Il 16,5% dei ricercatori italiani è impegnato nelle sperimentazioni cliniche dell’area oncologica. Al secondo posto la pediatria (con il 9,6%), seguita dall’ematologia (8,4%), dall’area neurologica (7,9%) e da quella cardiologica (5,6%). Lo studio mostra che le 42 aziende sanitarie che hanno partecipato, “mostrano una crescente attenzione ad una gestione strategica delle sperimentazioni cliniche grazie all’avvio di strumenti gestionali avanzati come i clinical trial centers, dedicati al governo dei complessi processi gestionali sottostanti alle sperimentazioni”, commenta Americo Cicchetti, direttore di Altems.
Complessivamente, stando all’analisi, le performance organizzative delle aziende sono più che soddisfacenti. Il 50% delle strutture registra infatti tempi di approvazione delle sperimentazioni da parte dei comitati etici inferiori ai 30 giorni previsti per legge, mentre il 56% delle aziende riesce a firmare la convenzioni entro i 60 giorni previsti dalla normativa e ad arruolare il promo paziente in non più dei 30 giorni fissati come dead line.

 

 

8 novembre 2018  18:23 ANSACOM

Diritti in corsia per i bimbi, siglato protocollo

Firmato da Garante Infanzia e Associazione Ospedali Pediatrici

ROMA – Più diritti per i piccoli pazienti in corsia, in primis quello di non essere trattati come ‘piccoli adulti’ ma nel rispetto della loro specificità. E’ quanto prevede il protocollo siglato oggi dall’Autorità Garante per L’Infanzia e l’Adolescenza e dall’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi), durante la prima convention del management della Sanità organizzata a Roma dalla Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).

La firma di questo protocollo d’intesa arriva a ridosso della Giornata Mondiale per i diritti del Fanciullo, che si celebra ogni anno il 20 novembre e vede protagoniste 13 delle eccellenze ospedaliere della pediatria, dal Meyer di Firenze al Bambino Gesù di Roma, dal Santobono di Napoli al Burlo Garofalo di Trieste. “Uno dei principali obiettivi – spiega Paolo Petralia, presidente Aopi e direttore generale dell’Ospedale Gaslini di Genova- e’ far conoscere e diffondere la Carta dei Diritti dei bambini in ospedale, messa a punto anni fa e rilanciata oggi. Ora ci impegneremo insieme al Garante affinche’ questi diritti siano esigibili e misurabili”.

Strumento per veicolare la Carta dei Diritti sarà, infatti, una app che verrà resa disponibile nei prossimi giorni, attraverso la quale i bimbi potranno dare il loro feedbak in merito al rispetto dei loro diritti: ad esempio, il diritto ad essere assistito in modo globale, il diritto ad avere il genitore a fianco in ospedale, il diritto al rispetto della propria privacy, quello di eliminare per quanto possibile dolore e quello allo studio e al gioco.

La firma di oggi, commenta la Garante Filomena Albano, “rappresenta un passo in avanti nella promozione della salute delle persone di minore età. Oggi avviamo una collaborazione importante con gli ospedali pediatrici per mettere in atto interventi a sostegno della qualità della vita dei minorenni ospedalizzati”.