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9 Novembre

9 novembre 201811:13 ANSACOM

Quando sanità locale è diventata azienda, percorso di 25 anni

Ripa di Meana (Fiaso), ora risorse per contratti e assunzioni

ROMA – Da 670 piccole unità sanitarie locali a 180 grandi aziende sanitarie, un’evoluzione non senza burrasche e attriti, quella che ha trasformato la sanità a livello locale in un’azienda e che ha portato al risanamento dei conti e al miglioramento delle cure. Le tappe del cambiamento verso l’aziendalizzazione della sanità italiana, inizialmente difficile da gestire, è stata illustrata oggi nel corso della tavola rotonda “Un nuovo management per nuovi modelli di governance” ospitata presso la prima convention del management della Sanità organizzata dalla Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
“Negli anni ’80 – spiega Angelo Tanese, direttore generale Asl Roma 1 – si contavano 670 unità sanitarie locali o usl, con una popolazione media di riferimento piccola, inferiore ai 90mila abitanti, affidate a governo politico locale, e un tasso di crescita di spesa molto elevato pari al 15% annuo”. Quel modello fu messo in discussione già nel 1989 la prima proposta di legge sull’aziendalizzazione. Ma e’ nel 1992, con la legge 502, che vennero introdotte le aziende che accorpavano unità sanitarie diverse. Questo cambiamento repentino incontrò molte resistenze alle nuove logiche e strumenti: “il sistema non era pronto alla sfida manageriale, i direttori generali stessi erano poco selezionati e poco valutati, nello stesso tempo il sistema politico locale reagiva con insofferenza all’autonomia del manager dell’azienda sanitaria”. Nel 2001, anno della riforma del titolo V della Costituzione, la situazione era quella di un sistema a geometria variabile, con un deficit di governance e la conseguente perdita di fiducia. La seconda fase dell’aziendalizzazione dal 2006 al 2016 inizia con la burrasca: crisi del Ssn, piani di rientro dal deficit, stanchezza degli operatori per il blocco del turnover ma anche per l’instabilità: all’epoca infatti la durata media dell’incarico dei direttori era ancora più bassa, e di due anni. Da più parti arriva la richiesta di cambiare assetto. Ma proprio in quel periodo emerge la forza per emergere dalla burrasca. “Il risultato – afferma Tanese – e’ oggi un sistema che ha tenuto perché quello che era stato costruito erano realtà flessibili. Abbiamo oggi 180 aziende più grandi e complesse delle vecchie Usl e un equilibrio economico-finanziario del sistema. La sanità di oggi spende meno e meglio, ha ridotto posti letto e degenza media ma è anche una sanità migliore di quella di 30 anni fa. Ed un settore che innova, non solo in farmaci e dispositivi ma anche in organizzazione e processi”.
Su tutto questo, afferma il presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana, “dieci anni fa in pochi ci avrebbero scommesso ma dimostra che il sistema aveva capacità di reagire”. Per il futuro, prosegue, “chiediamo che il Fondo sanitario non sia sottofinanziato, perché abbiamo bisogno di assunzioni e contratti, oltre che di un ricambio delle tecnologie obsolete”. Ma nello stesso tempo, conclude, “chiediamo si metta fine alla delegittimazione delle Aziende sanitarie, investendo invece nel management sanitario affinché trovi nella competenza la sua vera fonte di legittimazione”.

 

 

9 novembre 201812:00 ANSACOM

Il nuovo volto delle Asl, più sperimentazione e tecnologia

Aumentano gli studi negli ospedali, ma mancano i medici

ROMA – Più grandi delle vecchie Unità Sanitarie Locali, con il pallino dei conti in ordine, più tecnologiche e più sperimentazioni ma anche in carenza di personale. Sono queste le aziende sanitarie italiane: 180 realtà distribuite su tutto il territorio nazionale e che traducono in pratica il diritto alla salute. A fare il punto su 25 anni di storia, non senza burrasche e attriti, la prima convention del Management in sanità organizzata dalla Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
Il processo di progressiva aziendalizzazione della sanità, ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio di saluto, “introducendo criteri di gestione manageriale, ha sollecitato un’assunzione di responsabilità professionale ed etica di particolare valore da parte dei dirigenti”.
Ma questo processo non e’ stato senza attriti. “Negli anni ’80 – spiega Angelo Tanese, direttore generale Asl Roma 1 – si contavano 670 Unità Sanitarie Locali o Usl, con una popolazione media di riferimento piccola, inferiore ai 90mila abitanti, affidate a governo politico locale e con un tasso di crescita di spesa molto elevato del 15% annuo”. Nel 1992, con la legge 502, vennero introdotte le aziende che accorpavano unità sanitarie diverse.
Un cambiamento repentino che incontrò molte resistenze: il sistema non era pronto alla sfida manageriale, i direttori generali erano poco selezionati e poco valutati, i politici locali erano insofferenti all’autonomia del manager. Ma proprio nel periodo di maggior crisi, a inizio degli anni 2000, emerse la forza per emergere dalla burrasca. “Abbiamo oggi -prosegue Tanese – 180 aziende più grandi e complesse delle vecchie Usl.
La sanità di oggi spende meno e meglio, ha ridotto posti letto e la durata della degenza media ma è anche una sanità migliore di quella di 30 anni fa. Ed e’ un settore che innova, non solo in farmaci e dispositivi ma anche nei processi”.
Le nuove aziende sanitarie sono infatti aperte alla ricerca: dal 2013 al 2015 sono state 6.332 le sperimentazioni di medicinali e 13mila gli studi realizzati. Le nuove Asl inoltre innovano nell’organizzazione e si scambino informazioni per crescere insieme: tra le best practice, lo sportello anti fakenews sui tumori di Ancona, gli infermieri che ‘coordinano’ dimissioni dei pazienti a Bologna e i medici di base che prenotano le prestazioni per i loro assistiti a La Spezia.
Non mancano però i problemi. La prima sfida e’ la carenza dei medici, per far fronte alla quale la Fiaso propone di inserire fuori dai ranghi della dirigenza, i neolaureati in medicina da formare negli ospedali di più alta specialità. La seconda sfida, sottolinea il direttore Fiaso Nicola Pinelli, e’ “individuare gli strumenti da mettere in campo per la lotta alle disuguaglianze nell’accesso alle cure”. La terza è quelle delle tecnologie: dall’intelligenza artificiale alla genomica ai big data, “il settore sanitario è ad alto tasso di innovazione ma bisogna farla arrivare a tutti i cittadini, senza creare ulteriori disuguaglianze”, sottolinea il presidente dell’Istituto di Sanità Walter Ricciardi. Tutto questo, afferma il presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana, “dimostra che il sistema ha avuto la capacità di reagire”. Per il futuro, però, conclude, “servono risorse per assunzioni e contratti, oltre che di un ricambio delle tecnologie obsolete”.

 

 

9 novembre 2018 11:13 ANSACOM

Troppa la burocrazia nelle aziende sanitarie

Studio Fiaso su quadri e dirigenti italiani

ROMA – Poco più di uno su due, tra i quadri e i dirigenti delle aziende sanitarie italiane, pensa che sia “molto pesante” il carico di incombenze burocratiche. Un dato simile è riscontrato tra chi pensa che gli accorpamenti aziendali che si sono succeduti negli anni abbiano provocato difficoltà gestionali. E tra le emergenze da affrontare c’è quello dello stress da lavoro correlato. E’ questo quanto emerge da uno studio condotto da Fiaso e dall’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, presentato alla prima Convention sul management della sanità promossa dalla stessa Federazione e in corso a Roma.
A partecipare all’analisi sono stati 35 top manager (i dirigenti) e 585 middle manager (i quadri) della sanità pubblica. Qualche problema inizia a riscontrarsi nella comunicazione tra top e middle management, dove carenze vengono segnalate dal 44,6%. Gli accorpamenti aziendali hanno provocato difficoltà gestionali nel 53,3% dei casi se non addirittura un peggioramento dei servizi, denunciato però solo dal 9,6% degli intervistati. Il 52,2% del campione giudica molto pesante il carico di incombenze burocratiche, che finiscono per incidere negativamente sul lavoro in modo “abbastanza pesante” per un altro 40,4% dei manager. La possibilità di incidere sulle procedure di budget è effettiva e reale per il 56,7%, ma non per gli altri, e le risorse a disposizione risultano sufficienti solo per il 40,4%. Di particolare interesse risultano alcune ulteriori ambiguità rilevate in merito al ruolo del middle Management. Per il 63,6% non sussiste sufficiente coerenza tra i compiti definiti dalle disposizioni ufficiali e le funzioni richieste concretamente. Ma veniamo alle note positive: i dirigenti di medio livello affermano in maggioranza che nella loro struttura si discute e si riflette sul modo con cui si lavora (69,4%), e che i dirigenti apicali danno valore al lavoro svolto dai middle manager (67,2%). Riguardo il clima organizzativo il 60,3% propone di puntare sulla lotta allo stress da lavoro correlato.
“Dai risultati della ricerca – commenta il presidente di Fiaso, Francesco Ripa di Meana – si comprende come il passaggio da organizzazioni sanitarie fortemente burocratizzate, basate su una gerarchia piramidale ad aziende centrate su un management “diffuso” non sia stato né rapido né facile ma sia oramai in divenire. Si è visto anche come, per implementare nel modo più efficacie ed efficiente questo nuovo tipo di approccio, sia necessario investire maggiormente sulla dirigenza intermedia. Questo vuol dire dare voce ai middle manager, valorizzarne l’operato, accoglierne le istanze”.

 

 

9 novembre 201817:29 ANSACOM

Attacchi hacker primo pericolo per gli ospedali

Non tutte le strutture attrezzate per sicurezza informatica

ROMA, 9 NOV – Sono gli attacchi informatici il pericolo principale per gli ospedali dal punto di vista del rischio clinico, insieme alle infezioni ospedaliere. E’ quanto è emerso dalla sessione sulla ‘Gestione integrata del rischio’ del Forum Management Sanità all’interno della Convention Fiaso oggi a Roma.
“Quando avvengono attacchi agli ospedali si può arrivare a chiudere le sale operatorie – ha spiegato Massimo Brunetti del Gruppo Integrità Fiaso -. E’ chiaro che il sistema sanitario si basa sempre di più sulle tecnologie e sul flusso di dati, ormai anche le tac e le risonanze viaggiano su file, un hacker può produrre danni importanti, e anche il paziente puó chiedere conto di una cattiva gestione della sicurezza. E’ importante che si attivino azioni di difesa, alcune aziende testano con società esterne l’efficacia dei propri sistemi, ma altre sono molto indietro sul tema”.
Un altro settore su cui lavorare, ha aggiunto Brunetti, è quello delle infezioni ospedaliere. “Questo è un problema molto grave in Italia, che registra un terzo dei casi europei – ha spiegato – e si allaccia all’uso eccessivo che facciamo degli antibiotici”.
Dal punto di vista strutturale invece, ha spiegato Daniela Pedrini, Presidente della Società italiana per l’Architettura e l’Ingegneria in Sanità, gli ospedali non sono messi così male come si tende a pensare. “E’ ovvio che ci sono situazioni diverse nel paese – ha sottolineato l’esperta – per cui alcune strutture magari molto vecchie non possono semplicemente essere messe a norma e andrebbero abbandonate, ma in generale la situazione è molto migliore rispetto a 10-20 anni fa”.

 

 

9 novembre 201816:08 ANSACOM

Buone pratiche, con telemedicina meno ricoveri a Brindisi

Medico base monitora pazienti a casa e in ospedale di comunità

ROMA, 9 NOV – Un ospedale di comunità gestito da infermieri e medici di base, telemedicina e apparecchi per rilevare battito del cuore, ossigeno nel sangue e temperatura: questi gli ‘ingredienti’ del progetto ‘Telehomecare’, attivato dal 2015 dall’Asl di Brindisi a Ceglie Messapica per seguire i malati cronici, e presentato oggi a Roma alla prima Convention del Management della sanità organizzata dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere).
“Quello che prima era un presidio ospedaliero è stato riconvertito in un ospedale di comunità gestito da infermieri, sotto la responsabilità dei medici di base – spiega Francesco Galasso, direttore del distretto – Lì vengono ricoverati i malati cronici con la malattia in fase di ri-acutizzazione che non possono essere seguiti a casa, ma necessitano di assistenza infermieristica tutto il giorno”. Tramite fondi europei, sono stati acquistati degli apparecchi per il monitoraggio del paziente, attraverso elettrocardiogramma, e la rilevazione di ossigeno nel sangue, peso e temperatura corporea, che vengono poi inviati al medico di base, che interviene se ci sono dei parametri fuori norma. “Il progetto è stato poi esteso anche ai pazienti seguiti in assistenza domiciliare grazie all’acquisto di apparecchiature portatili – continua Galasso – In questo caso è l’azienda a portare la macchina a casa e spiegare al familiare come fare le rilevazioni in determinati momenti”.
Si è scelto di seguire i malati cronici con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), scompenso cardiaco e diabete. In tre anni sono state così seguite 320 persone, con risultati positivi. “Per molti è stato evitato il ricovero in ospedale – prosegue – ed evitare un nuovo ricovero nei casi di scompenso cardiaco”. A ciò va aggiunto anche il risparmio economico. Il costo effettivo del servizio di telemedicina è infatti di 30 euro al giorno, contro i 300 euro che si spenderebbero in caso di ricovero in ospedale.
“Da qualche mese il progetto è stato esteso a tutti i comuni dell’Asl – conclude Galasso – che conta 400.000 abitanti, grazie ad altri finanziamenti europei con cui sono stati acquisti altri macchinari portatili. E’ stato attivato anche un centro di controllo, presidiato da operatori sanitari per 12 ore al giorno, in cui saranno convogliati tutti i dati dei pazienti degli altri 4 ospedali di comunità o seguiti a domicilio. Dal centro si attiverà l’intervento del medico in caso di bisogno. Il medico di famiglia può anche consultarsi con lo specialisti in tempo reale, tramite video”.

 

 

9 novembre 201816:25 ANSACOM

Buone pratiche,in Brianza una ‘squadra’ per Pronto soccorso

Meno casi non urgenti e percorsi rapidi per bambini e anziani

ROMA, 9 NOV – Una ‘squadra’ con tutti gli operatori sanitari del territorio per migliorare l’assistenza e ridurre i cosiddetti accessi inappropriati al Pronto Soccorso, cioè i casi non gravi e non urgenti: è la strategia scelta dall’Agenzia di tutela della salute (Ats) della Brianza, con il progetto ‘Gruppo di miglioramento degli accessi al pronto soccorso’, avviato da febbraio 2017, e presentata a Roma alla prima Convention del Management della sanità organizzata dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere).
“La decisione di intervenire – spiega Oliviero Rinaldi, direttore socio-sanitario dell’Ats – è stata presa dopo i problemi affrontati nell’inverno 2016-2017, in cui ci sono stati diversi picchi di iper-afflusso per via dell’influenza con molti accessi inappropriati al pronto soccorso, che hanno creato difficoltà organizzative e disagi, anche ai cittadini”. Da lì l’idea di costituire il Gruppo di Miglioramento, con il compito di rilevare le criticità e trovare possibili soluzioni per i 9 pronto soccorso delle province di Lecco e Monza. E’ composto dai dirigenti dell’Ats, gli ospedali pubblici e privati con pronto soccorso, medici e pediatri di base e guardie mediche, e coinvolge anche l’Ordine di medici di Monza e Lecco, il Collegio degli infermieri e il Consiglio di rappresentanza dei sindaci.
Nei primi 45 giorni di lavoro il Gruppo ha individuato le principali criticità, e cioè i tempi di attesa e presa in carico soprattutto in pazienti fragili, accessi inappropriati, specialmente per i codici bianchi, aumento degli accessi ad elevata complessità dovuto al numero crescente di anziani. “Oltre a questo ha individuato – continua Rinaldi – 32 azioni di miglioramento, di cui 23 di sistema, e 9 implementate nelle singole strutture di Pronto soccorso”. Tra queste c’è stata l’istituzione di un’unità di crisi di emergenza-urgenza che in 24 ore può mettere al tavolo tutti i soggetti per decidere in tempi rapidi azioni di miglioramento condivise a livello territoriale ed, ove richiesto, un temporaneo ampliamento dei posti letto per i momenti più critici. Tra le altre azioni di miglioramento di sistema si annoverano l’istituzione di codici di priorità per bambini e grandi anziani, e l’individuazione di un cruscotto di monitoraggio con 47 indicatori (come il numero di accessi, i tempi di presa in carico, il tempo di attesa, la percentuale di abbandono, la mortalità) che permettono ad ogni Pronto soccorso di valutare le proprie prestazioni rispetto agli altri dell’Ats. I risultati iniziano a vedersi. Nel primo anno del progetto c’è stato un calo del 4% del numero complessivo di accessi, e una riduzione del 10% dei codici bianchi, “quando in tutta Italia gli accessi al Pronto soccorso sono aumentati – conclude Rinaldi – Quest’anno poi, nonostante l’epidemia di influenza eccezionale, grazie ad alcune azioni e al temporaneo ampliamento dei posti letto, siamo riusciti a gestire meglio le criticità sul territorio e rispondere ai cittadini, riducendo notevolmente i disagi rispetto al periodo precedente l’attivazione del gruppo di miglioramento”.

 

 

9 novembre 2018  16:13 ANSACOM

Sanità: Minicucci, nuova organizzazione per carenze personale

Santobono ha attivato convenzioni con Molise e Basilicata

ROMA – “La carenza di personale sulla specialistica medica esiste, ma esistono anche nuovi modelli organizzativi che noi stiamo già applicando con le regioni vicine come la Basilicata e il Molise”. Lo afferma Annamaria Minicucci, manager del Santobono Pausilipon e vicepresidente nazionale Fiaso (Federazione Italiana Azende Sanitarie e Ospedaliere) che ha presieduto oggi la sessione dedicata al cambiamento del lavoro e alla gestione del capitale umano nell’ambito della convention della Fiaso in corso a Roma. “La frammentazione rigida tra ospedale e territorio – spiega Minicucci – spesso duplica funzioni e servizi e crea disorientamento nelle persone o negli anziani. Ma porta anche un eccessivo ricorso ai pronto soccorso”. La carenza di specialisti viene avvertita soprattutto nelle comunità montane, nelle isole e negli ospedali più piccoli. Tra le soluzioni possibili ci sono le tecnologie e una mgliore gestione integrata del capitale umano: “Noi abbiamo una convenzione – spiega Minicucci – con la Basilicata e il Molise, due regioni che hanno un numero esiguo di bambini per aprire reparti pediatrici. Abbiamo quindi iniziato un affiancamento per l’apertura dell’Hospice dell’asl di Potenza e operiamo sulla telemedicina a distanza con l’Ospedale San Carlo sempre del capoluogo lucano per gli elettroencefalogramma. In qquest’ultimo caso un nostro specialista esperto riceve il risultato dell’elettroencefalogramma e lo referta. Con il Molise stiamo attivando una collaborazione per la chirurgia pediatrica, con nostri specialisti che vanno lì in alcun giorni. Questi modelli organizzativi vanno applicati con grande attenzione ma non sguarniscono gli ospedali”. Il forum della Fiaso ha avuto tra i protagonisti anche altri dirigenti della sanità campana tra cui Ciro Verdoliva, direttore Generale del Cardarelli; Attilio Bianchi, direttore generale dell’IRCCS Fondazione Pascale; Mario Forlenza, Direttore Generale dell’ASL Napoli 1.

 

 

9 novembre 201814:03 ANSACOM

Approvate riorganizzazioni reti ospedaliere di 15 Regioni

Urbani (Ministero Salute), siamo in fase avanzata dei lavori

ROMA – Siamo in “fase avanzata” dei lavori per la riorganizzazione delle reti ospedaliere e sono già 15 le regioni che hanno visti approvati i piani presentati. Ad annunciarlo e’ Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, a margine della prima convention del Management in sanità organizzata dalla Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
Razionalizzare l’uso delle risorse è andare incontro all’esigenza di una società che invecchia e in cui i pazienti presentano, sempre più spesso, non una ma diverse patologie contemporaneamente. Questo l’obiettivo della riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dal Patto per la Salute 2014-2016, ovvero una pianificazione che si occupa, sulla base delle esigenze dei territori, di decidere quali ospedali chiudere, quali potenziare, a quali attribuire nuove funzioni e quali destinare alla lungodegenza. In questo percorso, fondamentale per il buon funzionamento della sanità pubblica, precisa Urbani, “siamo in fase importante di riorganizzazione. Abbiamo chiesto a tutte le Regioni di riprogrammare l’offerta sul territori e 15 hanno presentato piani, che sono stati approvati dai ministeri vigilanti. Mentre altre 3 regioni sono ora in fase istruttoria”.
Siamo invece più indietro sull’attuazione dei nuovi percorsi assistenziali. “Abbiamo ancora – sottolinea Urbani – un Servizio Sanitario organizzato per lo più in percorsi verticali, basati sul concetto di erogazione: dei farmaci, delle prestazioni sanitarie, delle giornate di ricovero. Dobbiamo invece passare al concetto di presa in carico del paziente che, si basi sul bisogno di cura della persona”. Da questo punto di vista, conclude, “alcune regioni hanno fatto un grande lavoro che stiamo cercando di far diventare patrimonio nazionale”.

 

 

9 novembre 201818:24 ANSACOM

Il lean management per le aziende sanitarie

Questa la proposta di Fiaso con un Osservatorio per il 2019

ROMA – Un maggior impegno delle aziende sanitarie e ospedaliere per avviare il Lean management, quella formula che permette al personale di aiutare i vertici di un’azienda non solo segnalando problemi, ma anche proponendo soluzioni.

E’ questa una delle proposte di Fiaso (la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere) che sono state avanzate nel corso della giornata conclusiva della Convention sul management della sanità che si è tenuta al Palazzo dei Congressi di Roma e che ha organizzato la stessa fondazione. “La metodologia del Lean management è ampia e variegata: abbracciarla significa già avviare una valorizzazione del capitale umano – afferma Nicola Pinelli, direttore della Fiaso – L’invito di Fiaso a sposare il Lean management, inteso come progetto di sviluppo organizzativo, è rivolto a tutte le aziende sanitarie associate italiane. Ad oggi ci sono diverse realtà che hanno intrapreso questo percorso: si tratta di aziende territoriali, aziende ospedaliere universitarie, aziende ospedaliere, senza la prevalenza di una categoria specifica”. Spiega Pinelli come “si possono annoverare una dozzina di realtà pienamente coinvolte” nel Lean management in Italia, “che possono e devono essere messe a sistema”. Ecco perché ha parlato di una “piattaforma di confronto nazionale” con la “sfida comune per il 2019”, basata sulla realizzazione di un Osservatorio Fiaso dedicato.

 

 

9 novembre 2018  15:43 ANSACOM

Sanità: Monchiero (Fiaso), servono più risorse per innovare

Questa manovra non garantisce nemmeno sopravvivenza del sistema

ROMA, 9 NOV – “La sanità ha bisogno di investire in innovazione ma questa Manovra non garantisce nemmeno la sopravvivenza del sistema”. Sono parole nette quelle di Giovanni Monchiero, past president della Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), presente oggi alla giornata di chiusura della prima Convention del management della Sanità.
“Siamo il Paese che spende meno in tutto il mondo occidentale in sanità – ha sottolineato – ma nonostante ciò abbiamo buoni risultati, perche’ possiamo contare su capacità gestionale e ottimi professionisti. Nonostante le ristrettezze economiche degli ultimi anni il sistema ha retto, ma non si e’ innovato: abbiamo strutture, macchinari e anche processi organizzativi obsolescenti. Questo il tema fondamentale dei prossimi anni e a fronte del quale, però, “la manovra non garantisce neppure il minimo della sopravvivenza del sistema”.
Quanto alla Convention, precisa Monchiero, “ha avuto un ruolo molto importante. Ha rilanciato infatti il ruolo della Fiaso non solo come portavoce dei direttori generali, ma anche degli amministratori intermedi delle aziende”, il cosiddetto middle management, ovvero i responsabili del funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. “Questo ha concluso – rappresenta un grande cambiamento, avvenuto nel corso degli anni e sancito da questo congresso”.

 

 

9 novembre 2018    16:14 ANSACOM

Manovra: Ricciardi (Iss),persa occasione per fondi a ricerca

“Misure annullate o limitate, cosa incomprensibile”

ROMA – In questa manovra economica, per i fondi destinati a ricerca e sviluppo, si è persa un’occasione? A questa domanda il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi, risponde: “Non c’è dubbio”. “In questa manovra, di ricerca non se ne parla proprio, anzi vengono addirittura annullate o limitate, fino a un certo periodo, le detassazioni per gli investimenti dei privati – dice a margine della Convention Fiaso a Roma – E’ una cosa incomprensibile.
Come si fa a guardare al futuro senza guardare all’innovazione e alla ricerca? Siamo in Europa l’ultimo Paese per quanto riguarda gli investimenti in Sanità: forse solo la Grecia è peggio di noi”.

 

 

9 novembre 201815:04 ANSACOM

Sanità: Fiaso, un decalogo per il rilancio del Ssn

Ai primi posti ricambio generazionale e fondi per innovazione

Garantire con nuove assunzioni una staffetta generazionale nel comparto sanità. Un fondo straordinario per l’innovazione in sanità da 5 miliardi l’anno. Una gestione centralizzata dei big data sanitari da valorizzare e proteggere. Sono alcune delle proposte contenute nel decalogo per il rilancio del Servizio sanitario nazionale, presentato dal Presidente della Federazione di Asl e Ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana, a conclusione della Convention Fiaso.
“Dieci sfide da cogliere per essere al passo con il tempo dell’innovazione”, ha rimarcato Ripa di Meana illustrando le proposte al termine della tre giorni che ha messo a confronto tremila manager e operatori del settore. I temi vanno dalla governance alle cronicità alla gestione dei cambiamenti demografici con al primo posto “la sfida dello sviluppo del capitale umano”. “È prioritario – ha spiegato Ripa di Meana – investire in quella che è una risorsa essenziale del nostro Ssn: il capitale umano. E occorre farlo con assunzioni che siano da spinta alle nuove competenze, sempre più rilevanti per la gestione del paziente, le infrastrutture, la gestione dei processi, la valorizzazione delle tecnologie”.